IL SEGRETO DI UN BUON COCKTAIL

IL SEGRETO DI UN BUON COCKTAIL

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Il segreto di un buon cocktail, ci insegna, sta nel ghiaccio che deve essere puro e cristallino: bandito quindi assolutamente il ghiaccio industriale, che contiene troppa aria e si rompe facilmente quando si shakera.
L’altro aspetto fondamentale è il movimento con cui prepariamo il nostro cocktail: se usiamo il cucchiaino da bar dobbiamo fare attenzione a mescolare senza rompere il ghiaccio con un movimento circolare che parte dal centro del bicchiere e non produce assolutamente rumore.


Se adoperiamo lo skaker è tutto un movimento di spalle e braccia, il cosidetto “hard shake” la tecnica inventata dal bartender Kazuo Oyeda, mirato a ottenere contemporaneamente tre risultati: miscelare in primo luogo,  aggiungere poi l’aria che serve ad amalgamare tra loro ancor di più gli ingredienti in modo che tutto risulti uniforme e infine raffreddare il più velocemente possibile senza diluire. Il risultato è un cocktail dalla consistenza vellutata, dove è impossibile distinguere il sapore dell’alcool dagli altri ingredienti (un po’ la differenza, spiega Shingo, che c’è tra un vino cattivo e un vino buono).


Tra le ultime tendenze di moda nella Grande Mela, Shingo ci parla inoltre del food pairing, ossia l’abbinamento studiato di cocktail e cibi, attualmente molto in voga nei bar degli alberghi e nei ristoranti. Generalmente si preparano 4 o 5 piatti e si abbinano ad essi i cocktail. A differenza del drink che si gusta da solo, il cocktail che va abbinato ad un piatto deve essere più soft e quindi meno amaro ma anche meno dolce e contenere un minor quantità d’alcool.